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Unioni civili: un piccolo passo ma resta il pericolo del ghetto

Insieme per le pari opportunita

di Maurizio Michelini

Per le coppie omosessuali è stata approvato dal Senato il disegno di legge sulle unioni civili.

Un passo epocale, dicono? Annienta le diversità di trattamento rispetto alle coppie unite in matrimonio “normale”. No, di epocale non vedo nulla: vedo un piccolo passo avanti che il governo ha colto per non rischiare di perdere tutto, anche per una sua incapacità di conduzione dei lavori.

In realtà vedo un nuovo piccolo ghetto ideologico, una sorta di “riserva indiana” che ancora mantiene discriminati gli omosessuali. Il loro non è un matrimonio ma una unione civile.
Queste coppie escono è vero dalla clandestinità e questo è buono, seppure in ritardo rispetto al resto d’Europa. Però entrano in una legalità speciale, quella delle coppie omosessuali italiane.

I loro diritti sociali, dall’assistenza sanitaria, alla reversibilità della pensione, dalla legittima eredità del patrimonio, al part-time, dall’assistenza penitenziaria, ai mutui e agli “sconti famiglia”, saranno tutti riconosciuti e tutelati dalla legge. Ma come  diritti individuali. Il loro non è un matrimonio, termine che la maggioranza  (pd + spezzoni delle destre) ha impedito di usare per le nuove norme preferendo ricorrere ad una perifrasi “unioni di diritto pubblico” e “formazioni sociali“.

Insomma diritti individuali (articoli 2 e 3 e non diritto familiare previsto dall’articolo 29 della Costituzione, riguardante la famiglia all’interno del matrimonio). In questo modo la nuova normativa dà vita ad unioni e non a matrimoni, come se si trattasse di coppie di seconda classe, perché l’amore tra persone dello stesso sesso non è considerato come quello eterosessuale, è un amore minore, di minore valore, meno profondo. Per questo hanno tolto l’obbligo di fedeltà per le unioni omosessuali: per un ulteriore declassamento di questi rapporti.
Se la fedeltà è un obbligo superato, lo deve essere per ragioni generali e per tutti indipendentemente dall’orientamento sessuale degli individui.

Infine l’adozione del figlio naturale del partner è stata stralciata e rinviata a chissà quando,  e continuerà dunque ad essere affidata alla magistratura che già l’ha concessa anche a qualche coppia gay perché non c’è legge che possa ignorare la pubblica coscienza. La maggioranza parlamentare ha dimostrato di mettere in testa soprattutto l’interesse di una ideologia retriva e arcaica a danno della esigenza di bambini già esistenti, che attendono di essere messi a posto e tranquillizzati in un nucleo familiare con due genitori, seppure omo.

Una pessima conduzione nell’aula del Senato ha fatto sì che i parlamentari abbiano discusso di tutto, canguri, come fare o togliere emendamenti, ma non dei contenuti delle norme. Confesso che ogni giorno che passa questi parlamentari mi sembrano storicamente fra i peggiori e non posso che ritornare a pensare che il non essere andati alle urne, subito dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul porcellum, sia stato non solo un errore, ma un progetto involutivo  a danno della vero titolare del potere, il popolo.

E ora? Mi pare giusta la proposta del presidente di Equality Italia Aurelio Mancuso: “Renzi deve proporre subito una nuova legge di riforma delle adozioni che contenga l’apertura ai single, e l’adozione del figlio naturale del partner (ndr: perché usare un  termine assurdo straniero incomprensibile?) con corsie preferenziali e tempi stretti”.

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