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Idee e Parole

“Se il sole si rifiuta di sorgere, noi lo obbligheremo”

Metà di un sole gialloRecensione di Eletta Revelli

Nell’immaginario collettivo, la parola Biafra porta subito alla mente bimbi neri, affamati, dal ventre gonfio. Bambini affetti dalla sindrome del kwashiorkor, una malnutrizione basata su un insufficiente apporto di proteine.

Biafra, una parola che si è fatta largo nel mondo a suon di morte, fame e guerra ma soltanto per pochi anni, dal maggio 1967 al gennaio 1970. Una guerra civile devastò la popolazione del sud-est della Nigeria, quella zona che, appunto, si affaccia sul golfo del Biafra. Igbo contro hausa, cristiani contro musulmani.

Biafra, una parola sconosciuta quasi del tutto alle nuove generazioni. Nonostante lo sterminio, si stima siano morti da uno a tre milioni di persone a causa della fame e delle malattie, i ribelli igbo dovettero capitolare e ritornare sotto il controllo federale nigeriano.

Non esiste una guerra migliore di un’altra, la guerra è guerra, distruzione, soprusi, odio. E quando è civile, è l’espressione massima dell’odio umano, quando ti senti libero di uccidere, violentare, picchiare il tuo vicino di casa che non l’ha mai pensata come te. La fame usata come arma di distruzione di massa. Bimbi con la pancia gonfia, neonati che succhiano un latte materno scadente, inconsistente, incapace di tenerli in vita.

Di tutto questo parla Chimamanda Ngozi Adichie nel suo libro Metà di un sole giallo, edizioni Einaudi.

La fame (…) permise a genitori di tutto il pianeta di ordinare ai propri figli di finire quel che avevano nel piatto. (…) La fame infine che portò la Croce Rossa Internazionale a definire il Biafra la più grave emergenza umanitaria dai tempi del secondo conflitto mondiale.

Il racconto struggente di cinque persone che vivono la vita e, successivamente, la guerra, attraverso occhi, cuore e mente differenti, con superstizione, sensualità, erudizione e ingenuità, ma tutti uniti dal profondo desiderio di vivere sotto la stessa bandiera della Repubblica del Biafra, una bandiera in cui “rosso era il sangue dei fratelli assassinati nel Nord; nero era il lutto per la loro morte; verde, il colore della prosperità a venire del Biafra e, infine, la metà di un sole giallo indicava la gloria futura del paese.

Gli igbo con il loro fortissimo patriottismo che li ha spinti a resistere, anche se allo stremo, nonostante fame e morte per due anni e mezzo. L’amore per il Biafra che li ha spinti a pensare che “Se il sole si rifiuta di sorgere, noi lo obbligheremo.” Ma il sole non si è lasciato sopraffare…

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