Insubria

Pietro Amato Perretta, magistrato e martire della libertà

GOCCE DI STORIA

di Selika Magatti

LE VIE DI COMO

Piazza Perretta. Pietro Amato Perretta nasce a Laurenzana (PZ) il 24 febbraio 1885 e muore assassinato per mano fascista a Milano il 14 novembre 1944.

Lapide_perretta

Il padre fu Garibaldino. Si laurea in Legge a Napoli nel 1908 e inizia come uditore giudiziario prima a Locorotondo (BA), poi a Conselve (PD) ed entra nel Consiglio dell’Associazione Magistrati, dalla quale si dimette nel 1920 alle prime avvisaglie del fascismo. Capitano dei Bersaglieri durante la Grande Guerra, fu insignito di una medaglia d’argento al valore militare.

Nel 1921 lo troviamo Giudice al Tribunale di Como. Nel 1924, durante l’Assemblea dei magistrati lombardi a Milano, è approvato il suo ordine del giorno per una  “Maggiore autonomia ed effettiva indipendenza della funzione dei magistrati“. Questo gli procura per punizione il trasferimento a Lanciano (Chieti). Perretta si appellò allora a Vittorio Emanuele III. A seguito del rifiuto del re di concedergli giustizia, dopo vent’anni di carriera, si dimise da magistrato.

Tenta la via dell’avvocatura ma il partito fascista lo perseguita, lo arrestano due volte e infine lo rispediscono a Laurenzana.

Perretta è un idealista, i suoi tre figli hanno nomi che esprimono il suo pensiero: Fortunato, il figlio maggiore cade sul fronte albanese, nel 1921 Giusto è fatto prigioniero, il terzo figlio Lucio, (ufficiale dei Granatieri) è deportato in Germania.

Mai domo, partecipa alla costruzione della “Lega Insurrezionale Italia Libera”. Con la caduta di Mussolini ritorna alla Magistratura a Como, ma con l’occupazione dell’esercito tedesco, per sfuggire alle persecuzioni, nel 1943 si trasferisce in Toscana. Nel 1944 si iscrive al PCI, nel febbraio dello stesso anno gli viene affidato un incarico importante presso il Comando Generale della Brigata Garibaldi.
Scoperto dalle SS e dalla famigerata “Muti” (corpo militare della Repubblica di Salò, con compiti di polizia politica e militare), la sera del 13 novembre 1944 è ferito gravemente da una raffica di mitra, colpito alle gambe e trasportato all’ospedale Niguarda di Milano chiede di non essere operato per non affrontare l’interrogatorio  e la tortura.

Nel 1948 antifascisti e partigiani hanno apposto una lapide in Piazza Perretta (dettata da Libero Bigiaretti) che recita:

A Pier Amato Perretta
Avvocato – Garibaldino – Martire della Libertà
24 febbraio 1885 – 14 novembre 1944

Andava per le strade e per le case
a svegliare nell’uomo la coscienza dell’uomo
viveva braccato dai fascisti
perché voleva la lotta
che conduce alla pace
per questo fu ucciso a tradimento
e ora vive in milioni di uomini.

Altre lapidi sono poste al Palazzo di Giustizia e al Comitato unitario antifascista. L’Istituto di Storia Contemporanea porta il suo nome.

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