Dal mondo

Morta di parto Salome Karwah, infermiera liberiana simbolo della lotta all’Ebola

di Alessandra Boga

Era diventata famosa facendo il bene Salome Karwah, lavorando instancabilmente come infermiera anche durante l’ultima epidemia di Ebola che aveva colpito l’Africa compreso il suo Paese, la Liberia. Lei stessa aveva perduto entrambi i genitori in una sola settimana e molti altri parenti; si era ammalata a sua volta, ma era riuscita a guarire e a vaccinarsi, sottoponendosi a tutti i test del caso, per verificare la propria guarigione.
SalomePer il suo impegno per i malati di Ebola, il settimanale americano TIME l’aveva nominata tra le “persone dell’anno”, dedicandole una copertina nel 2014. Ma se Salome non è stata vittima del virus, lo sarebbe stata della paura di prenderlo da parte dei suoi stessi colleghi, i quali, denuncia ora suo marito, James Harris, avevano paura di toccarla anche quando stava male tre giorni dopo il cesareo con cui aveva partorito il loro quarto figlio il 17 febbraio scorso. Così la giovane è morta nell’ospedale di Monrovia.
“Siamo rimasti in attesa dell’ambulanza per tre ore – spiega James – perché le infermiere avevano paura di toccarla. Sono andato io in pronto soccorso a portare una sedia a rotelle per accompagnare mia moglie in sala operatoria. Quello che davvero mi ha fatto male è che ci fosse una infermiera di turno che, invece di partecipare alla situazione di emergenza, stava in piedi accanto al banco della reception. L’uomo dice anche che l’ospedale l’ha dimessa subito dopo il cesareo, anche se “la sua pressione sanguigna era alta”.
La struttura, pur comprendendo lo stato in cui si trova il signor Harris, nega le accuse, ma sta svolgendo un controllo interno per verificare eventuali responsabilità per la morte di Salome.

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