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Giovanni Battista Grassi, lo scienziato comasco che sfatò le vecchie teorie sulla malaria

Gocce di storia
Le vie di Como

di Selika Magatti

Via Giovanni Battista Grassi.
Tra piazza Volta (già piazza detta alla Iasca) e via Garibaldi.

via-giovanni-battista-grassi

via-grassiGiovanni Battista Grassi nasce a Rovellasca (Como), il 27 marzo 1854 e muore a Roma il 4 maggio 1925.

Figlio di Luigi, funzionario pubblico e di Costanza Mazzucchelli, di umili origini, compie i primi studi e il ginnasio nel collegio privato Bolchi-Stucchi di Saronno, prosegue poi al Liceo Volta di Como e nel 1872 si  iscrive alla facoltà di medicina dell’università di Pavia, dove si laurea nel 1896. Appassionato naturalista, ancora studente nota a Rovellasca una moria di gatti e sezionando gli animali scopre che la causa della morte è da imputare ad un parassita simile all’Anchylostoma duodenale, che è all’origine di gravi anemie nei paesi tropicali; la scoperta di uova del parassita in una donna affetta da grave anemia conferma la validità della sua teoria.

Si occupa anche di zoologia. Vince una borsa di studio e lascia Pavia per la Stazione Zoologica di Messina, dove con il professor Nicolaus Kleinenberg, ricercatore zoologo, approfondisce gli studi sull’embriologia degli invertebrati. Per completare le sue ricerche sulla zoologia si trasferisce nel 1879 a Heidelberg (Germania) e fino al 1880 segue le lezioni dell’anatomista Carl Gegenbaur, seguace delle  teorie darwiniane. A Heidelberg sposa Maria Koenen, sua assistente. Nel 1883 a seguito di un concorso è nominato professore di zoologia, anatomia e fisiologia comparata all’università di Catania. Nel 1895 si trasferisce all’università di Roma dove insegna anatomia comparata e entomologia agraria.

giovanni_battista_grassiMolteplici ed estesi sono i suoi studi sui parassiti, ricordiamo in particolare le ricerche sulle infezioni provocate dalle mosche e le pulci del latte: dimostrò che queste ultime causavano, soprattutto nei bambini che date le pessime condizioni igieniche del tempo bevevano latte contaminato, malattie parassitarie. Indagò anche la trasformazione delle anguille e il ciclo della malaria.

Gli studi sulla malaria
Nel XIX secolo la malaria imperversava e mieteva molte vittime.Vecchie teorie ne attribuivano la causa  all’aria malsana che esalava dalle acque stagnanti delle paludi. Nel 1878 un medico militare: Alphonse Laveran, ipotizzò invece che fosse una zanzara il veicolo d’infezione; a questa teoria si dedicò Ronald Ross, un medico militare inglese che prestava servizio nei paesi tropicali.
Grassi, lavorò nella medesima direzione e con la collaborazione del clinico Raimondo Feletti, scoprì dapprima il Plasmodium vivax  (un parassita unicellulare) ma non riuscì ad  identificare il meccanismo di trasmissione. In seguito, tra il 1891/1892 scoprì il Protosoma praecox, il parassita della malaria degli uccelli. Continuando nelle sue ricerche nel luglio del 1898 Giovanni Battista intraprese un ampio studio biologico e geografico che gli permise di correlare la malaria a un genere di  zanzara: le anofele.  Il medico R. Ross  intentò contro di lui e altri ricercatori italiani una campagna diffamatoria, si mormora in vista del Premio Nobel della Medicina che Ross ottenne nel 1902. Gli stessi studiosi però affermarono che fu proprio Giovanni Battista Grassi ad  individuare per primo nella Anopheles la portatrice del virus.

Deluso, Grassi abbandona gli studi sulla malaria occupandosi del parassita della vite Philossera vastratix, che in quegli anni aveva prodotto gravi danni alla viticoltura, per riprenderli alla fine della Prima Guerra Mondiale quando vi fu una recrudescenza della malaria. Nel 1918  fondò l’osservatorio della malaria a Fiumicino e suggerì al Parlamento di intraprendere una campagna di protezione che prevedeva, per uccidere i parassiti, la somministrazione di chinino.

Muore il 4 maggio 1925 sempre intento a studiare e scrivere sulla biologia della zanzara Anopheles Superpictus.

È sepolto, come da sue volontà, nel cimitero di Fiumicino.

 

 

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