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Viaggio in India alla ricerca delle qualità divine dei popoli

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di Gabriella Maria Calderaro

Il Comune di Monteleone di Puglia e il Centro Gandhi di Pisa sono impegnati nella costituzione del Centro Internazionale per la Nonviolenza Mahatma Gandhi per la realizzazione della Peace Summer School che avrà luogo questa estate a Monteleone di Puglia, (FG). Al momento sono 40 le organizzazioni nazionali e 20 quelle internazionali che hanno aderito al progetto. Il centro Gandhi e il Comune di Monteleone hanno anche avviato la costituzione di una cattedra UNESCO al fine di costituire un campus di educazione alla pace, il che permetterà la realizzazione di corsi di formazione di alto livello riconosciuti sul piano internazionale.

A destra: Gabriella Maria Calderaro. Attivista e ricercatrice del pensiero nonviolento. Lavora nella redazione dei "Quaderni Satyagraha" e coordina le relazioni internazionali del Centro Mahatma Gandhi di Monteleone di Puglia.

A destra: Gabriella Maria Calderaro. Attivista e ricercatrice del pensiero nonviolento. Lavora nella redazione dei “Quaderni Satyagraha” e coordina le relazioni internazionali del Centro Mahatma Gandhi di Monteleone di Puglia.

La culla del pensiero non violento
A questo scopo lo scorso mese di febbraio sono stata in India. Due i motivi principali della scelta di questo Paese. Il primo è perché l’India, detiene per motivi storici e culturali la leadership mondiale del pensiero non violento: non solo perché Gandhi, il padre della nazione, è stato il primo uomo politico a riuscire con successo a utilizzare metodi di lotta non violenti per trascendere i conflitti, ma perché l’India è ancora oggi agli occhi del mondo un Paese con una profonda spiritualità pratica, con un sincero rispetto dell’uomo nella sua interezza di anima, mente e corpo.

Questo profondo rispetto è sempre presente. (Namastè: mi inchino alle qualità divine che sono in te. Se insieme  al gesto di inchinarmi unisco le mani e chino il capo, allora può significare: le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te).

Anche dal punto di vista accademico si può affermare il primato indiano per quanto riguarda i Peace Studies. Esiste un’ampia piattaforma di studi e di ricerca del pensiero non violento, da corsi universitari a dottorati di ricerca a centri di studi di specializzazione nelle diverse aree scientifiche, sociali, economiche, politiche e religiose, della teoria e della prassi della non violenza. Durante il mio viaggio ho incontrato una ventina tra associazioni e centri di ricerca del pensiero non violento disposti a collaborare con il Centro Internazionale per la Nonviolenza Mahatma Gandhi, tra cui: la Fondazione Mahatma Gandhi di Edmonton, Alberta in Canada; il Centro di ricerca Sarvodaya, Madurai;  ASSEFA India;  Gandhi Research Foundation, India; l’università Gandhian Studies, Wardha, India; la Vigyan Foundation for social Justice, Equity and Equality, India; il prof. J. Gray Cox, docente di Teoria sociale, filosofia e Peace studies presso il College of the Atlantic, Maine, USA; Radhaben Bhatt, direttrice dell’università Gandhi Peace Foundation di New Delhi; L’Universita di Toronto OISE for studies in education; Mahatma Gandhi College of Social Work, West Champaran, India; l’Istituo Global Ecuation (IGE) British Columbia USA e il CFPEM Centro per la pace di Manipur, India; l’associazione Ekta Parishad, un movimento sociale composto da 11.000 comunità operative in 11 Stati indiani.

Nelle comunità di villaggio del Tamil Nadu
Le prime due settimane di viaggio le ho trascorse nella parte sud dell’India, nel Tamil Nadu, insieme all’associazione ASSEFA (Association for Sarva Seva Farms – Associazione per le Fattorie al Servizio di Tutti, www.assefaitalia.org) che si occupa di promuovere lo sviluppo delle comunità di villaggio basandosi sulla self-reliance e l’autodeterminazione dei popoli. Questo significa che i vari progetti, che vanno dall’educazione dei bambini, ai gruppi femminili per i diritti delle donne, alla formazione di cooperative di contadini alle banche di microcredito per l’autofinanziamento dei progetti, si basano sui bisogni e le risorse del territorio, rendendo le comunità indipendenti e autosufficienti.
Questo lavoro è importante perché implica un concetto economico significativo che Gandhi chiama Swadeshi e che egli ha utilizzato nella lotta di liberazione dal dominio inglese per un’indipendenza, economica e sociale prima che politica. Nella tradizione indiana il lavoro contadino e l’artigianato  erano  il  motore  centrale dell’economia.  Con  l’avvento dell’industrializzazione e la forte concorrenza inglese nella produzione delle stoffe milioni di artigiani e contadini si ritrovarono disoccupati. L’intero sistema produttivo, dal lavoro contadino nelle piantagioni di cotone al lavoro artigiano della lavorazione delle stoffe indiane entrò in crisi riversando milioni di lavoratori in una condizione di miseria.

I bambini di una scuola Assefa durante il Bhalar Sabha, un piccolo parlamento con rispettivi ministri del comportamento, della salute, dell'agricoltura, dell'educazione ecc., dove bambini imparano la partecipazione attiva e discutono sulle problematiche della scuola.

I bambini di una scuola Assefa durante il Bhalar Sabha, un piccolo parlamento con rispettivi ministri del comportamento, della salute, dell’agricoltura, dell’educazione ecc., dove bambini imparano la partecipazione attiva e discutono sulle problematiche della scuola.

Sarvodaya: il lavoro restituisce dignità ai poveri
Gandhi capì che il vero progresso economico doveva essere solo il mezzo per rendere una società migliore “mi inchino allo stesso potenziale che è in te”; dunque, il significato ultimo del saluto è quello di riconoscere la sacralità di ognuno di noi, al fine di raggiungere la prosperità attraverso la piena dignità, integrità e supremazia di tutti i suoi membri: il Sarvodaya, un’economia al servizio di tutti che consideri i bisogni di tutti i membri della comunità e il lavoro l’unico mezzo per restituire dignità ai poveri. Così nel 1921 iniziò il movimento di disobbedienza civile che prevedeva il boicottaggio delle stoffe inglesi a favore del vestito tipico indiano, il Khadi, riuscendo a superare la crisi economica e a ridare vita alle economie di villaggio .
Questa storia è significativa per comprendere la crisi economica della società moderna. Un sistema economico basato su una produzione industriale su larga scala, che sia su base pubblica o privata, non è in grado di fornire posti di lavoro per tutti i membri di una società. Il lavoro autonomo, il self-employment, sta scomparendo, le piccole imprese non sono in grado di sostenere i costi della concorrenza. La delocalizzazione della produzione e la globalizzazione rendono le comunità locali incapaci di sostenere un tale ritmo di produzione e di cambiamento. Il numero di disoccupati aumenta insieme al tasso di povertà e di ingiustizia sociale.

Donne alla GFR durante la preghiera interreligiosa del mattino che lavorano con il charka, l'arcolaio.

Donne alla GFR durante la preghiera interreligiosa del mattino che lavorano con il charkha, l’arcolaio.

Per questo il significato simbolico del charkha, l’arcolaio, torna di attualità, perché è il simbolo del lavoro autonomo, dell’artigianato che rende indipendenti e libere le comunità locali dalla produzione e da un potere decisionale centralizzato ed esterno. Tolstoj spiega nella “pratica del lavoro del pane” un principio di economia non violenta che vede l’uomo realizzarsi non solo nella dimensione materiale ma anche in quella intellettuale e spirituale. La divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale crea ingiustizia. Ogni uomo ha infatti il dovere di  sviluppare entrambe le dimensioni. Secondo Tolstoj il compito razionale e nobile di ogni uomo è quello di dedicare un’ora del proprio tempo nello svolgere un’attività manuale, che aiuta a comprendere e praticare, in modo consapevole, la libertà dallo sfruttamento del lavoro altrui e la riduzione volontaria dei consumi in un’ottica di condivisione e sostenibilità.

La pratica dello Charkha, l’arcolaio
È con questa consapevolezza che nella seconda metà del viaggio trascorso alla Gandhi Research Foundation ho praticato il lavoro con il charkha, l’arcolaio, durante la preghiera interreligiosa collettiva del mattino. E con lo stesso spirito si proporrà l’iniziativa anche alla Scuola estiva di Monteleone di Puglia. Durante il soggiorno nel Maharastra sono riuscita a visitare Wardha, il luogo dove Gandhi ha fondato l‘asrham nel quale ha vissuto durante l’ultimo periodo della sua vita; ho  visitato anche il Gandhi Research Foundation a Jalgaon con cui sono riuscita ad avviare  una settimana di workshop e laboratori dai quali sono emersi una serie di progetti che il Centro Gandhi e il Centro internazionale per la non violenza Mahatma Gandhi di Monteleone vogliono portare avanti.

Primo progetto: programma di educazione alla pace – Un primo progetto riguarda il programma di educazione alla pace rivolto ai ragazzi della scuola media della durata di tre anni. L’obiettivo è quello di promuovere la lettura di testi significativi per la formazione del pensiero non violento. Il Centro Internazionale di Monteleone si impegnerà, insieme al Centro Gandhi di Pisa, a tradurre e contestualizzare alla realtà italiana i testi  di riferimento per il superamento della prova online che permetterà l’ottenimento di un attestato di primo livello sui principi di Peace studies, riconosciuto sul piano internazionale.

Secondo progetto: donne per la pace – Un secondo progetto riguarda la Women for Peace Conference dedicato alle donne impegnate per la pace. Si vogliono raccontare  storie di donne, del passato e del presente, che hanno portato cambiamenti sociali importati usando mezzi non violenti. Attraverso una mostra fotografica di “women stories” saranno esposte alla GRF a Jalgaon il 26 ottobre 2016 le storie di vita di donne di tutto il mondo. A partire da ora fino ad ottobre sarà promossa una campagna a livello internazionale: “un minuto per le donne” rivolta a sensibilizzare le nuove generazioni sulle questioni di genere, dove ragazze dell’età compresa tra i 14 e i 25 anni possono, con un video di un minuto, esprimere il significato che ha per loro essere donne impegnate per la pace. I video saranno valutati da una giuria al Film Festival di New Delhi che premierà 20 ragazze di tutto il mondo per i loro lavori.

Il Centro Internazionale per la nonviolenza Mahatma Gandhi, aderisce alla promozione dei progetti di sensibilizzazione sulle questioni di genere e di educazione alla pace. Nel nostro contributo invieremo la storia di donne italiane, come quella di suor Giaretta e delle donne del Giardino della Pace inaugurato lo scorso 8 Marzo a Monteleone di Puglia.

Il Gandhi Research Foundation (GRF), Jalgaon, India. Il principale centro di studi accademici sul pensiero nonviolento in partenariato con il Centro Internazionale Mahatma Gandhi di Monteleone di Puglia, in provincia di Foggia.

Il Gandhi Research Foundation (GRF), Jalgaon, India. Il principale centro di studi accademici sul pensiero nonviolento in partenariato con il Centro Internazionale Mahatma Gandhi di Monteleone di Puglia, in provincia di Foggia.

 

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Nepal: tragedie e sorrisi

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testo e foto di Maya Di Giulio

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Di ritorno dal mio viaggio in Nepal, il primo dopo i due devastanti terremoti degli scorsi mesi, sono piena di emozioni. Mi aspettavo un Paese coperto dalle macerie, piazze storiche rase al suolo, come hanno scritto tutti i mass media del mondo, ma non è così, almeno nella valle di Kathmandu.
Per me è stato un grande sollievo verificare di persona che la valle è sempre quel luogo magico e meraviglioso che conoscevo. Certo le ferite ci sono, molto profonde, e fuori dai luoghi turistici sicuramente sono molto più pesanti, ma tutto questo non ha modificato i nostri itinerari, le emozioni, le visite agli splendidi monumenti, il sorriso incondizionato della gente, i bambini felici e la magica atmosfera che ha reso da sempre il Nepal un luogo speciale.
Le cose che più mi hanno impressionato non sono i puntelli alle case o qualche tempio crollato, ero pronta al peggio, ma il fatto che è sparito quasi totalmente il turismo e, soprattutto, che sia in atto un impressionante blocco delle merci provenienti dal sud del Paese e dall’India. A seguito infatti dell’approvazione della nuova Costituzione nepalese e dei profondi malcontenti tra alcune tribù del sud, da 100 giorni le frontiere da e verso l’ India sono bloccate e con esse i rifornimenti di benzina per i trasporti, di gas per cucinare e riscaldarsi, di medicinali per gli ospedali e di altri beni di prima necessità.
Nepal_novembre2Noi turisti non ne risentiamo più di tanto, i prezzi sono un po’ lievitati, ma tutto questo sta mettendo in ginocchio il Paese. Il traffico di Kathmandu, da sempre caotico e impossibile, è sparito. Ai lati delle strade ci sono file chilometriche di auto, moto, bus, taxi. Stanno tutti in coda fermi per almeno 3 giorni per potersi rifornire, forse, di qualche litro di benzina o diesel. Al mercato nero costa 5 euro al litro, una cifra impossibile da pagare. Cancellata la maggior parte dei collegamenti tra i paesi per scarsità di carburante, i rari autobus di linea sono carichi in maniera incredibile: i giovani viaggiano sopra il tetto, allegri come sempre; all’interno si vedono donne con i bimbi stipati all’inverosimile, quasi a soffocare, che ci salutano sorridendo. Nei pochi ristoranti rimasti aperti i ristoratori si scusano con noi per avere dei menu ridotti a causa della scarsità di viveri e del gas per cucinare.
Nepal_novembreNonostante tutte queste difficoltà, il popolo nepalese ci accoglie con estremo calore e sorrisi pieni di serenità. Come nei viaggi precedenti, la gente accorre curiosa a guardarci disegnare tra risatine di contentezza e stupore. I bambini partecipano con gioia, vogliono disegnare con noi. Qualche donna ci fa capire che vorrebbe un ritratto e sorride. Giovani donne con i loro bimbi piccoli vogliono una foto, ci ringraziano e poi l’ammirano ridendo come se non ne avessero mai vista una.
Questo meraviglioso popolo, stremato prima dal terremoto e ora dall’embargo, ci ha dato ancora una volta grandi lezioni di civiltà, coraggio e umanità, ci ha davvero arricchito l’anima! Torniamo a casa con un bagaglio pieno zeppo di sorrisi, emozioni e serenità, nonostante tutto.

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Nepal. Corro a riabbracciare il dolce paese-casa ferito dal terremoto

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Nepal1Testo, foto e illustrazioni di Maya di Giulio

Ho sofferto moltissimo vedendo le immagini del terribile terremoto in Nepal del 25 aprile scorso. Dopo esserci stata 7 volte, questo Paese splendido mi è rimasto nel cuore, è diventato un po’ “casa” , un luogo in cui vorrei sempre tornare tanto è affascinante. Tra qualche giorno partirò nuovamente per il Nepal con un gruppo di artisti e li condurrò alla scoperta della meravigliosa valle di Kathmandu. Qui ci faremo ispirare per i nostri acquerelli dalla bellezza dei luoghi, seppure feriti pesantemente dal terremoto, e dalla dolcezza della gente che con grande dignità affronta le pesanti difficoltà quotidiane. Torniamo in Nepal per aiutare il Nepal. Camminare per la valle di Kathmandu, percorrendo le sue strade logorate dal tempo e dal terremoto, non sarà emotivamente facile.

Nepal4Purtroppo migliaia di povere case sono crollate. So però che i tanti bambini ci faranno grandi feste e vorranno disegnare con noi; la mia valigia è già piena di colori e fogli per farli sorridere e divertire un pochino. Le donne avvolte nei loro sari dai colori sgargianti ci offriranno collane e manufatti artigianali con la consueta dolcezza. Molte di loro, cariche di pesanti fascine di legna da ardere o intente a lavare i panni per strada, o a prendere l’acqua dai pozzi, ci lanceranno occhiate furtive. Alcune, incuriosite, lasceranno le loro incombenze per venire a vedere cosa stiamo facendo, cosa disegnamo, e faranno delle piccole risatine. Il disegno avvicina e diventa lingua universale.

Nepal5Le donne del Nepal sono una forza della natura, l’ho sempre pensato vedendole fare ogni tipo di lavoro pesante, anche maschile, sempre con il sorriso sulle labbra.

Nuovo presidente, una donna per la prima volta (Vedi la scheda nel tema “Dal mondo”)  Stamattina, apprendendo che il 28 ottobre, è stata eletta proprio una donna presidente del Nepal, ho davvero gioito per loro, per tutte le donne nepalesi che sicuramente staranno festeggiando e mi coinvolgeranno nella loro gioia.

Bidhya Devi Bhandari, che si è sempre battuta per i diritti delle donne, è la prima presidente donna del Paese. Ha ottenuto 327 voti dal parlamento, contro i 214 del suo avversario. Dopo tante catastrofi questa è davvero una bella notizia!

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Essaouira, la città del vento

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essaouira geniodonnaTesto e disegni di Maya

Marocco, Essaouira. Dopo 3 ore di bus da Marrakech, lungo una strada che taglia come un nastro un paesaggio arido ed affascinante, eccola all’orizzonte, sospesa tra cielo e terra, come un miraggio: finalmente Essaouira!

Lasciate le tuie torturate dal soffio incessante degli alisei e gli alberi di Argan che disseminano le colline circostanti, dopo qualche curva arriviamo trepidanti a destinazione. Assopita dentro ai suoi bastioni rosati, la cittadina ci appare immacolatamente candida e luminosa, di una bellezza emozionante e un po’ retrò. Si fregia ancora del suo antico nome “Mogador“, parola berbera che significa “la ben custodita“. In arabo è detta Essaouira, la “muraglia“, per le sue fortificazioni. L’atmosfera che regna qui è completamente diversa da quella di altre città del Marocco. Dagli anni ’70 non smette di attirare artisti; qui hanno soggiornato lungamente i Rolling Stones, Jimi Hendrix, Bob Marley, Sting. Vent’anni fa anche io sono rimasta “fulminata” da questa bellezza, e infatti sono ancora qui, per l’ennesima volta, con un nuovo gruppo di artisti. Insegnare alle persone a fare un “quaderno di viaggio”, un “carnet de voyage” da queste parti… non potevo che inventarmelo io!

Entriamo a piedi dalla Bab (porta) Marrakech, siamo immediatamente catapultati in un’altra dimensione: è un susseguirsi di case imbiancate a calce, porte e finestre blu, strade anguste ricchissime di merci colorate e piccoli laboratori artigianali. Troviamo l’hotel, giusto il tempo di lasciare i bagagli e siamo tutti pronti con i nostri acquerelli per partire alla scoperta della Medina. Andiamo verso l’oceano e il porto: quale luogo è più emozionante di questo?

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Le antiche torri di osservazione e i bastioni possenti ci danno il benvenuto, tra miriadi di piccole barchette blu oltremare che si stringono le une alle altre per farsi compagnia. Tutto è blu! Il cielo, le barche, le reti stese ad asciugare, le finestre e le porte in lontananza… Sopra le nostre teste centinaia di gabbiani si librano in cielo scandendo il tempo con grida stridule, pronti ad afferrare gli scarti delle pesche miracolose fatte in questo oceano prodigo. Decine di locali, con i volti riarsi dal sole e dal vento, scaricano casse di pesce e crostacei improvvisando banchetti ordinati ed invitanti.

Non sappiamo dove fermarci a disegnare, tutto è fonte di grande ispirazione, difficile scegliere qual è il miglior punto di vista.

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Davanti a noi la Medina si adagia verso l’oceano protetta dalle sue mura dai colori pastello. Dietro ad esse le case si arrampicano le une sulle altre, fitte fitte sbucano facendo a gara a chi va più in alto verso il cielo per vedere l’ oceano vibrare sotto di esse.

I “miei artisti” srotolano i fogli, preparano i pennelli, puliscono gli acquerelli e si fanno rapire dall’incanto del luogo… Osservano, scrutano, scelgono, tentano di fermare sul foglio, ciascuno con le proprie capacità, l’emozione di questo momento irripetibile!

Quando i disegni sono finiti, li gustiamo con sorpresa e meraviglia.

La prima pagina del nostro carnet di viaggio ad Essaouira è pronta! Domani ci aspetta una nuova esplorazione.

  • Il Carnet di GD

  • La Rinascente 100 anni di creatività d'impresa attraverso la grafica
    20 maggio - 24 settembre 2017

    M.a.x. museo via D. Alighieri, 6 Chiasso


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