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Velo islamico: due “opposti” episodi d’intolleranza in provincia di Ravenna

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di Alessandra Boga

VeloislamicoDonne musulmane sempre oppresse e sottomesse? Certamente no e se avviene può dipendere anche dal fanatismo personale anziché dagli uomini. Come è accaduto nel caso di una donna marocchina che durante il tradizionale mercatino estivo dei bambini tenutosi la settimana scorsa in Piazza del Popolo a Faenza, ha aggredito una connazionale 37enne perché non indossava il velo e vestiva all’occidentale con le maniche corte. L’ha insultata dandole della “svergognata” e le ha tirato i capelli scoperti, il tutto anche davanti ai bambini della giovane.

Nel brutto episodio avvenuto in un giorno che avrebbe dovuto essere soltanto di festa per la città del ravennate, è intervenuta anche la politica ed in particolare gli esponenti della Lega Nord Gabriele Padovani e Jacopo Berti, rispettivamente capogruppo e consigliere comunale del Carroccio. Entrambi spiegano che “A preoccuparci è che queste persone si comportano a casa nostra esattamente come se fossero nel loro Paese, si mettono le mani addosso, non sporgono denuncia per una forma di ‘autotutela’ reciproca, e la comunità islamica anziché condannare in modo netto il gesto e prendere provvedimenti, li avvalla archiviandoli come ‘casi isolati’ cui viene data eccessiva attenzione“.

Se fossero andati due italiani a fare a pugni dentro la moschea, cosa direbbero?” – domandano provocatoriamente Padovani e Berti. “Aggravante del tutto – concludono – il silenzio dell’amministrazione PD e delle istituzioni. Non è stando zitti e facendo finta non sia successo nulla che si risolvono i problemi. Chi viene sul nostro suolo deve rispettare le nostre regole di civiltà, e non staremo a guardare mentre chi è deputato a farle rispettare pensa ad altro”.

Sempre giovedì scorso a Riolo Terme  è avvenuto un altro episodio d’intolleranza, ma “di segno opposto”. Un italiano, un operaio 48enne, ha sputato addosso due volte ad una donna tunisina di 51 anni, velata, dicendole testualmente: “La gente muore per colpa vostra, devi tornartene al tuo Paese”. L’uomo, che conosceva di vista la destinataria delle offese razziste – la quale vive da tempo nel comune romagnolo –,  l’ha prima inseguita con la propria auto mentre la donna si stava recando a scuola a prendere i figli, poi è sceso ed è accaduto quanto raccontato. Successivamente l’operaio è risalito sulla vettura, ha sputato ancora in direzione della donna e se n’è andato velocemente, rischiando d’investirla. Questa volta la signora, dopo essere riuscita ad annotare la targa dell’aggressore, ha sporto denuncia. L’uomo, convocato in caserma, ha confermato quanto è accaduto pur senza “motivare” il suo comportamento ed ora è indagato dalla Procura della Repubblica di Ravenna per “ingiurie aggravate dalla finalità discriminatoria etnico-razziale”.

Ora, se certamente è sacrosanto il fatto che una donna straniera musulmana abbia denunciato le offese razziste subite “perché indossava il velo”, tanto più che la stessa ha rischiato di essere investita con la macchina dall’aggressore, sarebbe stato sacrosanto che anche l’altra sporgesse denuncia contro la connazionale che l’ha aggredita ed insultata perché aveva i capelli al vento.

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Palermo : l’ assessore alle Attività sociali è la“grande madre” affidataria di 480 minorenni immigrati

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di Alessandra Boga

AgneseAgnese Ciulla, 44 anni, da più di tre assessore alle Attività sociali di Palermo e madre di una bambina di 8 anni e di un ragazzino di 14, ha deciso di compiere un gesto grande, coraggioso e soprattutto concreto per i 480 minorenni migranti non accompagnati che sono arrivati da quando lei è in carica: li ha presi tutti in affido, rivolgendosi alla Procura del capoluogo siciliano che l’ha nominata loro tutrice. Ciò significa che è loro responsabile al posto dei genitori, dall’iscrizione scolastica, all’autorizzazione delle cure mediche, alle richieste di asilo politico. Per il suo impegno per così tanti bambini e ragazzi, si è guadagnata l’appellativo di “Grande Madre”.

Dal 2012 ho assistito ad almeno 40 sbarchi – ha raccontato l’assessore in un’intervista di qualche giorno fa al quotidiano La Repubblica – Comincio a occuparmi dei minori mentre sono ancora in viaggio. Il mio compito è trovare loro un tetto. Certo, quando li vedo sbarcare in fila indiana, i volti scavati, con il terrore negli occhi, mi si stringe il cuore”.

Quelli che le sono stati affidati hanno quasi tutti tra 15 e i 16 anni. Sempre di più sono le ragazze eritree, somale e nigeriane che sbarcano in Sicilia e molte sono incinte, dopo aver subito violenze sessuali quando erano ancora nei campi profughi in Libia, da dove sono partite per il viaggio della speranza. Di recente una sedicenne nigeriana di nome Blessing è diventata mamma di una bambina, Sabina Pirit, e l’assessore Agnese Ciulla è andata a trovarla in ospedale in quando madre e “nonna” affidataria. Ma finora ha anche firmato quattro autorizzazioni per interrompere le gravidanze: ha ritenuto di doverlo fare “da tutrice, da donna e da madre”.

Ci sono giovani che arrivano qui gravemente malati: uno ha scoperto in Italia di avere la leucemia e si sta sottoponendo alle cure. “Molti ragazzi li vedo una volta sola, qualcuno mai – ha ammesso Agnese – ma la sera rimboccando le coperte ai miei figli, spero di avere dato a questi ragazzi almeno una possibilità“. Concretamente questo significa innanzitutto cercare di dar loro un’istruzione attraverso l’inserimento scolastico, cominciando naturalmente dall’insegnamento dell’italiano. Sono state anche firmate convenzioni con l’Università di Palermo. Inoltre gli uffici comunali si occupano di programmi di formazione personalizzati.

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Norvegia. Corsi ai migranti su leggi e codici sociali per rapporti paritari uomo-donna

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di Alessandra Boga

I corsi, finanziati dal governo già da un paio d’anni, comprendono l’educazione sessuale. I destinatari sono i migranti maschi provenienti da contesti dove le donne sono praticamente prive di diritti e libertà e questi corsi hanno lo scopo di aiutarli ad integrarsi insegnando loro determinate regole. La decisione di finanziarli, è stata presa a fronte dei frequenti stupri e delle frequenti violenze che hanno le donne come vittime – i carnefici, a volte, erano nati in Norvegia – ed ora Oslo sta valutando se continuare a proporli o meno. Intanto l’idea si sta diffondendo in Europa, a cominciare dalla Danimarca – dove il governo vorrebbe inserire l’argomento del rispetto della donna nei corsi obbligatori di lingua per i rifugiati – e da  Passau, in Baviera, Germania – dove si stanno già sperimentando corsi di questo genere con gli adolescenti di origine straniera –.

Si spiega per esempio che è sbagliato obbligare una donna ad avere rapporti sessuali, anche se si tratta della moglie; che “non è la religione che guida le leggi” di un Paese; che il concetto di “onore” in Occidente è diverso e che compiere certe azioni – come i “delitti d’onore” – qui è male e punibile legalmente; che se una donna è “libera”, non significa che sia “disponibile”; che una donna può girare in minigonna, sorridere e camminare da sola per strada di notte, senza essere una prostituta.

In Norvegia questi corsi ci sono dal 2013, avviati grazie al dipartimento nazionale dell’Immigrazione e ad una fondazione che si occupa di violenza sulle donne. Vengono impiegati anche degli interpreti per “tradurre” le lezioni.

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Migranti, nel 2015 diminuiti del 7,4 per cento gli arrivi sulle coste italiane

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Diagramma_migrantiNegli ultimi due anni sono arrivate circa 300mila persone, ma al 10 ottobre 2015 si registra un calo del 7,4 % rispetto allo stesso periodo del 2014. I dati sono contenuti nel Rapporto sull’accoglienza del ministero dell’Interno. Il 2014 è stato l’anno record degli sbarchi: oltre 148mila circa gli arrivi, un dato che supera la somma dei tre anni precedenti.
Il 2015 registra un calo del 7,4% rispetto ai primi nove mesi del 2014, ma pur sempre con 136.432 migranti sbarcati sulle coste italiane fino allo scorso 10 ottobre (3 volte quelli arrivati nel 2012 e due quelli dell’emergenza Nord Africa).

Gli sbarchi sono sempre più del doppio rispetto agli anni precedenti: sono stati 72mila nel 2012, 141mila nel 2011, 104mila nel 2009 e nel 2010.
I dati mostrano anche un’impennata nel 2014 per quanto riguarda gli ingressi irregolari alle frontiere europee esterne. Nel 2014 sono oltre 283mila i migranti contati (di cui il 15% minori e l’11% donne), quasi il triplo anche in questo caso, rispetto al 2013 (107mila), e sempre più del doppio rispetto agli anni precedenti.

Diagramma_migranti2Le tre rotte. Le tre vie d’ingresso in Europa dei flussi migratori mostrano un incremento dal 2009 al 2014: sono quella del Mediterraneo centrale, quella del Mediterraneo orientale e i Balcani,

La via del Mediterraneo centrale è la più battuta “parte dall’Africa Settentrionale, negli ultimi anni sempre più spesso dalla Libia – spiega il rapporto -, dove vengono fatte arrivare le persone in fuga da numerosi Paesi dell’Africa Sub Sahariana ma anche del Medioriente”. I dati sono quelli degli arrivi in Italia (circa 170mila) e secondo gli esperti, a favorire l’incremento delle partenze è stata l’instabilità della Libia che al crescere del caos nel paese africano ha visto diventare la rotta “principale” per i trafficanti di esseri umani.
La via del Mediterraneo orientale: secondo i dati Frontex, sono oltre 50mila le persone che nel 2014 sono transitate dalla Turchia e aree limitrofe soprattutto verso la Grecia, ma anche verso la Bulgaria e Cipro. Nel 2013 erano la metà. Questa rotta, lo scorso anno, ha visto transitare soprattutto siriani (oltre 31mila), afgani (circa 15mila), ma anche somali e iracheni.
La rotta balcanica, invece, è la via di terra usata nel 2014 da poco più di 43mila persone, ma con un incremento del 117% in un anno. Una rotta “percorsa soprattutto da persone che uscivano dal Kosovo (oltre 22mila), seguite da chi fuggiva dall’Afghanistan (più di 8.000) oppure dalla Siria (quasi 7.500).
Secondo il rapporto, si registra una “pressione record esercitata dai migranti non provenienti dalla regione balcanica: i siriani sono la principale nazionalità rilevata, seguiti da afgani, pakistani e iracheni”. Un flusso che su questa rotta ha fatto segnare il record assoluto negli ultimi tempi, più precisamente 54.437 migranti.

I COSTI – 1,2 miliardi di euro per l’accoglienza, lo 0,14% della spesa nazionale.
I costi del 2015 sono risultati superiori sia al 2014 che al 2011 (emergenza Nord Africa). Ma cala il costo sostenuto per ogni adulto accolto, che è di 30-35 euro contro i 46 che si spendevano in passato.

Dal mondo Migranti

L’esodo di tremila siriani, eritrei a piedi attraverso l’Europa

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“Fermate la guerra in Siria e noi non veniamo in Europa”
Budapest – “Fermate la guerra e noi non veniamo in Europa”. E’ un bambino di una decina d’anni, magro, a gridare queste parole in inglese ad un poliziotto ungherese nella stazione di Budapest. E le ripete varie volte per essere sicuro di farsi ben capire.
“Stop the war in Siria and we shall not arrive ” – Fermate la guerra in Siria e non arriveremo più. Kinan Masalmeh è bloccato nella stazione di Budapest, il diritto a circolare liberamente nel territorio della Ue gli è impedito come il diritto di essere accolto come rifugiato in fuga da una guerra. “La polizia non ama i siriani in Serbia, in Macedonia, in Ungheria, in Grecia: fermate la guerra e non verremo in Europa. Fermatela e non lasceremo il nostro paese”.

Aylan Al Kurdi, l’immagine che ha infranto l’inerzia dell’Europa  
Kobane – Aylan Al Kurdi, il bimbo di tre anni il cui corpo senza vita è stato lasciato dalla risacca sulla spiaggia di Bodrum in Turchia il primo settembre, e che tutto il mondo ha conosciuto per la foto scattata a lui, al suo corpicino esamine supino con la testa affondata nell’acqua, è stato sepolto a Kobane il 3 settembre insieme al fratello Galip di cinque anni e alla madre Rehan: a portarli al cimitero è il padre Abdullah, l’unico superstite al naufragio della barca che alle prime ondate del mare grosso non ha resistito ed è stata capovolta. Lo scafista si è tuffato alle prime difficoltà e si è dileguato a nuoto. Abdullah ha tentato di raggiungere il timone ma un’onda è stata più rapida e la barca si è capovolta. Abdullah ha tentato di tenere i bambini, ma uno dopo l’altro sono stati ghermiti dall’assalto delle onde, strappandoli dalle mani del padre.

UE scossa da avvenimenti e da immagini apre corridoi dì accoglienza – BRUXELLES – La Commissione Ue intende portare da 32mila a 120mila il numero totale di richiedenti asilo in aggiunta ai 40mila già pianificati per Italia e Grecia, includendo anche l’Ungheria. Per i Paesi che non vogliono partecipare, la Commissione sta ragionando sulla possibilità di sanzioni e contatterà le autorità di Praga per avere informazioni su quanto sta accadendo dopo la pubblicazione di foto di migranti marchiati sul braccio col pennarello dalla polizia.
Oggi il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha chiesto ai Paesi membri di accettare almeno 100mila rifugiati: “Accettare più rifugiati è un gesto importante di solidarietà reale. Un’equa distribuzione di almeno 100mila rifugiati tra i Paesi europei è quello di cui abbiamo bisogno oggi”,
Porte aperte in Germania, Francia che hanno presentato una proposta scritta, e la Gran Bretagna.
La Germania si è detta pronta ad accogliere 800mila richiedenti asilo nel 2015, quattro volte in più rispetto allo scorso anno: “la Germania – ha detto la Merckel – fa ciò che moralmente e giuridicamente è dovuto”. Anche l’inglese Cameron ha detto che accoglierà altri migranti e che donerà altri 130 milioni di euro.
– Invece le quote sono giudicate off limits a est – I leader di quattro paesi del centro-est europeo (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca), invece, ribadiscono la loro opposizione a questa proposta. I ministri dell’Interno ceco e slovacco, Chovanec e Kalinak, respingono le quote. “Non risolvono niente. Non è chiaro come siano calcolate né cosa debbano fare le autorità locali per trattenere i profughi”, ha detto Chovanec. Intanto i governi di Praga e Bratislava intendono creare un corridoio per i rifugiati che consenta loro di passare dall’Ungheria alla Germania attraverso la Slovacchia e la Repubblica Ceca, in alternativa al passaggio attraverso l’Austria. I ministri degli Interni ceco e slovacco hanno detto che si tratterebbe di un corridoio ferroviario per rifugiati siriani tra l’Ungheria e la Germania, se i governi di questi due paesi saranno d’accordo.
La posizione razzista dell’ungherese Victor Orban – “Non voglio un ampio numero di mussulmani nel mio paese perché inquinano e minacciano l’omogeneità etnica e culturale dell’Europa cristiana. Se sarà necessario il muro metallico al confine magiaro serbo, sarà esteso….Il problema dei migranti è della Germania perché tutti vogliono andare lì”.

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Immigrazione: 
«A luglio 107.500 arrivi, triplicati»

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I migranti giunti in territorio UE a luglio hanno raggiunto la cifra record di 107.500, più del triplo dello stesso periodo 2014, oltrepassando per la prima volta la soglia dei 100mila in un solo mese. Così, secondo i dati di Frontex, tra gennaio e luglio il numero degli ingressi in Ue si attesta a 340mila. Nello stesso periodo dello scorso anno la cifra era di 123.500, mentre erano stati 280mila in tutto il 2014.
Le cifre – Luglio è il terzo mese consecutivo con cifre record, dopo i 70mila di giugno. In particolare, sia le rotte del Mediterraneo orientale che quella dei Balcani occidentali hanno registrato arrivi ben al di sopra dei picchi del mese precedente. Questa situazione ha creato una pressione senza precedenti per Grecia, Italia e Ungheria.
Sbarchi nell’Egeo – Il maggior numero di sbarchi a luglio è stato registrato nel mar Egeo – circa 50mila – soprattutto sulle isole greche di Lesbo, Chio, Samo e Kos. Si tratta principalmente di siriani e afghani che arrivano via Turchia.
Italia – In Italia gli sbarchi sono stati 20mila, portando il numero complessivo per il 2015 a 90mila: arrivano via Libia e nove su dieci sono eritrei e nigeriani.
Ungheria – In Ungheria gli ingressi di migranti sono stati 34.800.
«Situazione d’emergenza» – «È una situazione d’emergenza per l’Europa che richiede a tutti i 28 Stati di rafforzare il proprio sostegno ai Paesi sottoposti a maggiore pressione», afferma Fabrice Leggeri, direttore esecutivo di Frontex, che rinnova l’appello alle capitali affinché mettano a disposizione mezzi e personale per l’operazione Poseidon in Grecia e Ungheria. Identica richiesta è stata fatta dal commissario Ue all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos in una lettera ai ministri dell’Interno, l’11 agosto scorso. Ma nonostante ciò, le offerte restano insufficienti, anche se Frontex ha già pronti i fondi per pagare affitti e salari.

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Ministero dell’ Interno: Individuati negli ultimi due anni 44.693 stranieri irregolari – rimpatriati 22.253, rimasti 22.440

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Nel 2014 sono state
rintracciate ”in posizione irregolare” sul territorio
nazionale 30.906 persone. Di queste, ne sono state
rimpatriate 15.726, mentre 15.180 figurano come ”non
rimpatriate”.
Sono i dati sui rimpatri rilevati dal
Dipartimento della Pubblica sicurezza – direzione centrale
dell”immigrazione e della polizia di frontiera, del
ministero dell”Interno. 
Nel 2015, al 15 giugno, secondo il Viminale, sono stati rintracciati 13.787 stranieri
irregolari, e di questi ne sono stati rimpatriati 6.527,
mentre 7.260 non rimpatriati.
I dati riguardano solo gli stranieri
”rintracciati”, che erano presenti irregolarmente sul
territorio.

Quindi, dall”inizio del 2014 al 15 giugno 2015
sono state rintracciate 44.693 persone irregolari; di queste
22.253 sono state rimpatriate e 22.440 sono rimaste entro le
frontiere.

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Migranti 2014: nel mondo 5000 morti, verso l’Italia 3400

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Secondo l’ultimo report dell’IOM, l’organizzazione mondiale per le migrazioni, 4868 persone sono morte o risultano disperse tra gennaio e settembre 2014. Delle oltre 200mila persone che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo, 3400 sono le vittime accertate.

Lo scorso settembre 500 persone sono morte vicino alle coste di Malta. Due testimoni raccontano che gli scafisti hanno affondato i loro battelli dopo che i migranti si erano rifiutati di trasferirsi, per l’ennesima volta dalla loro partenza dall’Egitto, in un’imbarcazione fatiscente. Due settimane dopo l’incidente, si contavano solo 11 superstiti identificati mentre altri testimoni sostengono che almeno 100 bambini fossero a bordo.

E’ solo una delle tragedie del mare raccontate nel report dell’Organizzazione Mondiale per le migrazioni (IOM) Fatal Journeys; Tracking lives lost during migration che nel periodo tra Gennaio e Settembre del 2014 annovera 4.868 migranti deceduti o dispersi in tutto il mondo, una cifra doppia rispetto ai dati dello stesso periodo nel 2013.

La situazione più grave è quella che riguarda il Mar Mediterraneo. Secondo l’Alto Commissariato per i rifugiati della Nazioni Unite (Unhcr), il numero di migranti morti e dispersi nel 2014 supera quello della somma degli ultimi 3 anni. 3400 persone hanno perso la vita o risultano disperse dopo la loro attraversata verso l’Italia, mentre negli ultimi tre anni, le vittime erano state 1500, 500 e più di 600 rispettivamente nel 2011, 2012 e 2013. La maggior parte di loro, riporta l’IOM, sono di nazionalità siriana e egiziana o provengono dai territori palestinesi. I dati dell’Unhcr mostrano anche l’aumento dei richiedenti asilo che, secondo l’agenzia ONU, negli ultimi 12 mesi hanno costituito più del 50 per cento dei migranti. Allo stesso modo cresce anche il numero di persone che hanno tentato di arrivare nelle coste europee alla ricerca di una vita migliore. Da gennaio 2014, 207mila persone hanno attraversato il Mediterraneo, tre volte di più del 2011, l’anno delle rivolte arabe e dell’esplosione della guerra civile in Libia.

Secondo la portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami, l’aumento degli sbarchi in Europa è dovuto all’alto numero di sfollati, circa 51milioni, nei conflitti in Ucraina, Libia, Iraq e Siria. “Il legame con le evacuazioni forzate e l’aumento dei migranti che cercano rifugio in Europa è innegabile”, ha spiegato Sami al Telegraph: “La maggior parte di loro è in fuga da guerra, violenze e persecuzioni”.

Uno dei casi più significanti riguarda i rifugiati del conflitto siriano. Tre milioni e 600.000 persone fuggite dalla Siria si trovano ora in Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto in condizioni spesso drammatiche. In Libano, per esempio, l’arrivo dei rifugiati ha aumentato del26% il numero di abitanti e in futuro potrà creare non pochi problemi in un paese già in un equilibrio politico instabile. Il governo del Cairo, invece, dopo la deposizione del presidente islamista Mohammed Morsi nel 2013, ha condotto una politica ostile verso i rifugiati siriani, molti dei quali hanno deciso di lasciare il paese partendo clandestinamente da Alessandria d’Egitto.

Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, solo una percentuale irrisoria è stata reinsediata. Il reinsediamento è uno strumento che mira a dare protezione permanente agli sfollati che hanno i requisiti per diventare rifugiati politici; prevede il loro spostamento dal primo paese di arrivo a uno disponibile ad accoglierlo in via definitiva. Ma molti paesi, tra cui quelli del Golfo, Russia e Cina hanno negato la loro disponibilità ad ospitare i rifugiati.

Secondo i dati forniti da Amnesty International, al momento l’Unione Europea – esclusa la Germania, nazione che da sola mette a disposizione metà dei posti per il reinsediamento – ha reinserito solo lo 0,17% dei 150.000 siriani che negli ultimi tre anni hanno richiesto asilo nel nostro continente. (Germania e Svezia hanno ricevuto 96.500 nuove richieste, il 64 per cento di quelle presentate complessivamente nell’Unione Europea). “I rifugiati più bisognosi per i quali il reinsediamento sarebbe necessario e urgente, sono 360.000, il 10 per cento del totale”, spiega in un suo articolo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Si tratta di sopravvissuti alla tortura, minori non accompagnati e persone in gravi condizioni di salute”.

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