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Insubria

Vincenzo Bellini, il “cigno” catanese sulle rive del Lario

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Gocce di storia

Le vie di Como

di Selika Magatti
mappa via Bellini

Via Vincenzo Bellini

Vincenzo Bellini, soprannominato “Cigno” per la grazia e la delicatezza del suo stile, soggiornò diverse volte sul nostro lago a Villa Passalacqua di Moltrasio. Sulle rive del Lario rivide Giuditta Turina che conobbe durante la frequentazione dei circoli milanesi, con la quale intrecciò in Villa Salterio, (vicina a villa Passalacqua e affittata dai coniugi Turina), una clandestina e burrascosa relazione. Scoperti dal marito, i due si lasciarono definitivamente. Fu un periodo molto creativo per il compositore grazie anche al sodalizio con Giuditta Pasta, la sua interprete preferita che risiedeva a Blevio. A Moltrasio nel 1997 nei pressi dell’Hotel Imperiale, è stato inaugurato il monumento a lui dedicato, opera dello scultore Massimo Clerici.

Moltrasio (CO). Monumento a Vincenzo Bellini, opera dello scultore locale Massimo Clerici.

Moltrasio (CO). Monumento a Vincenzo Bellini, opera dello scultore locale Massimo Clerici.

Vincenzo Bellini nasce a Catania il 3 novembre 1801, figlio di Rosario, organista e compositore di musica sacra, e di Agata Ferlito. Dal padre e dal nonno Vincenzo Tobia, organista e compositore, prese le prime lezioni e precocissimo  a soli sei anni, scrisse la sua prima composizione Tantum Ergo e un Salve Regina. Muore a Puteaux, Parigi, il 23 settembre 1835.

Divenuto celebre come organista, compositore di musica sacra e di canzoni nelle chiese e nei salotti della città, nel 1819 il comune di Catania gli offre i mezzi per recarsi al conservatorio San Sebastiano di Napoli.

Via Bellini3

Vincenzo_bellini1819-1826 Napoli  Studente al conservatorio, Bellini ebbe per maestri G. Tritto, G. Furno e Nicola Zingarelli, quest’ultimo lo introdusse allo studio del melodramma napoletano e alle opere strumentali di Haydn e Mozart. In questi anni Vincenzo compone musica sacra e cameristica (si ricorda la Dolente immagine, sua prima romanza a stampa, scritta per dimenticare l’infelice passione per Maddalena Fumaroli). Suoi compagni sono Francesco Floriano (che sarà il suo biografo), Saverio Mercadante e Pietro Maroncelli, (detto Piero) scrittore, musicista e patriota, processato in quanto carbonaro e imprigionato allo Spielberg con Silvio Pellico. Lo stesso Bellini nel 1820/21 partecipa ai moti anti borbonici.
Oltre alla musica sacra, Bellini compone varie arie e sinfonie e la sua prima opera lirica: Adelson e Salvini, un saggio finale a coronamento degli studi, che suscitò il plauso di Gaetano Donizetti.

Nel 1826, compleanno del Principe, è rappresentata con successo al San Carlo di Napoli la sua opera Bianca e Fernando diventata in seguito Bianca e Gernando per rispetto verso il principe Ferdinando di Borbone.

1827 Milano – Nella città meneghina Bellini è ben accolto nei circoli culturali e inizia una lunga e feconda collaborazione con il librettista Felice Romani. Nel 1828 al teatro la Scala sono rappresentate con successo le sue opere Il Pirata e La Straniera. Per Bellini è un anno denso e fecondo: va in scena al teatro Carcano La Sonnambula; il 26 dicembre alla Scala viene rappresentata la Norma che, contrariamente alle aspettative, fu un fiasco; precorittrice dei tempi, la Norma, considerata il suo capolavoro, nella seconda rappresentazione e nelle trentaquattro repliche ottenne  un grandissimo successo.

Via Bellini4

1829 – Va in scena al palazzo Ducale di Parma,(oggi Teatro Regio) Zaira, un’opera che però non ottiene il favore del pubblico. Rivalutata poi nel corso del Novecento.

1830  Alla Fenice di Venezia  I Capuleti e i Montecchi ottiene un clamoroso successo.

1834 – Bellini si trasferisce a Puteaux, Parigi, in casa dell’ambiguo banchiere ebreo Samuel Levys e della sua convivente. Si acuiscono e si aggravano i dolori intestinali di cui da tempo soffriva e, dulcis in fundo, gli viene comunicato che la mai dimenticata Maddalena Fumaroli è morta.

1835 – Compone l’opera I Puritani che viene rappresentata all’Opera di Parigi. Nel settembre, a 34 anni, abbandonato a se stesso nell’abitazione dei Levys che impediscono a chiunque di avvicinarlo e con la sola presenza del giardiniere, Bellini è preda di  una fulminante crisi intestinale che lo condurrà alla morte nel giro di venti giorni. La sua fine rimane oscura: è stato ipotizzato che la causa sia stata il colera ma Rossini avanzò il dubbio che fosse stato avvelenato.

Vincenzo Bellini fu sepolto, vicino a Chopin e a Cherubini nel cimitero Père Lachaise di Parigi, dove rimase per quarant’anni. Nel 1876 la salma fu traslata nel Duomo di Catania.

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