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Insubria

Como. Via Cinque Giornate, per non dimenticare…

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Gocce di storia

Le vie di Como

di Selika Magatti

VIA CINQUE GIORNATE. La Via Cinque Giornate (già Contrada al Fontanile) si snoda da via Boldoni, attraversa in parallelo il centro storico e finisce all’incrocio con Viale Varese, dove la cinta muraria racchiude il centro.

Via Cinque Giornate_mapLa via è intitolata in memoria dell’insurrezione del marzo 1848 per l’indipendenza italiana: “Le Cinque Giornate di Milano” (città all’epoca capitale del Regno Lombardo-Veneto, parte dell’impero Austriaco), che, dal 18 al 20 marzo  1848,  si estese a Como. Vessati dal governo austriaco anche i comaschi si ribellarono: ceti popolari  ed élite intellettuale si unirono partecipando attivamente alle sommosse, erigendo spontaneamente barricate in vari punti della città e combattendo coraggiosamente contro l’oppressore. Il 22 marzo gli insorti costrinsero alla resa la compagnia di fanti del reggimento “Prohaska” di stanza nella caserma di San Francesco (antico convento di cui oggi rimane la piccola chiesa sconsacrata, adibita a spazio culturale e dedicata all’imprenditore/mecenate comasco Antonio Ratti): i soldati, piegati dalla determinazione dei comaschi, esposero la bandiera bianca e si arresero senza condizioni. Dalle finestre e dagli abbaini di via Milano gli insorti sparavano, le donne caricavano i fucili e bersagliavano di tegole gli austriaci.

Via V Giornate_3

Un gruppo di esuli rifugiati in Svizzera sotto la guida di Antonio Arcioni, patriota e militare originario del Cantone Ticino (1811-1859), si scontrò con le pattuglie austriache a Villa Olmo ed entrò in città.

Via Cinque Giornate (antica sede del Municipio). Lapide posta dalla Cassa di Risparmio nel 1948 nel centenario dell'insurrezione popolare. 

Via Cinque Giornate (antica sede del Municipio). Lapide posta dalla Cassa di Risparmio nel 1948 nel centenario dell’insurrezione popolare.

Nella pinacoteca di Como, via Diaz 84, è esposto il dipinto “La resa degli austriaci 22 marzo 1848 ” di Francesco Capiaghi, pittore e incisore comasco che fu protagonista delle lotte risorgimentali.

Numerosi sono stati i combattimenti e i colpi di mano durante la rivolta che coinvolse tutta la città; per chi volesse approfondire, segnalo il libro di Giovanni Visconti Venosta “Ricordi di gioventù. Cose vedute o sapute. 1847-1860“, Milano, Rizzoli, ed., dove l’autore racconta dettagliatamente gli avvenimenti che furono il preludio all’Unità d’Italia.

Nel 1849 a Como sventolava ancora il tricolore ma poi, con il ritorno degli austriaci, anche la cittadina lariana, come Milano, visse il dramma del loro ritorno con tutte le conseguenze del caso: esilio, carcere duro, impiccagioni… Ma questa è un’altra storia.

Al numero civico 63 di via Cinque Giornate, dietro una cancellata vi sono resti di antiche mura imperiali (successivamente distrutte dai milanesi durante la guerra decennale contro i Comensi) che vanno dalla fondazione di Novum Comum da parte di Giulio Cesare agli inizi del XII secolo.

Le antiche mura della fondazione di Novum Comun

Le antiche mura della fondazione di Novum Comum

Via V Giornate_4

Nel 1889 il Comune di Como per commemorare le storiche giornate, con cerimonie e grande partecipazione di cittadini, insignì di una medaglia i 215 superstiti. Al museo storico Giuseppe Garibaldi, ospitato all’interno di palazzo Olginati, piazza Medaglie D’Oro 1, nelle prime due sale si possono ammirare vari cimeli che ricordano la lotta dei patrioti comaschi per la liberazione della città dagli austriaci e per l’unificazione dell’Italia.

 

 

 

 

 

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